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ISS 13 luglio

 Queste figure sono estratte dal bollettino settimanale dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS).

 

Ancora una volta si evidenzia come la dose di richiamo non appaia utile al di sotto dei 60 anni, né per prevenire l’infezione (dove l’incidenza non è mai la più bassa), né per prevenire la malattia severa (dove làincidenza è al più equivalente a quella dei vaccinati da >120 giorni).

ISS fornisce spiegazioni fantasiose e non verificate:
«L’efficacia vaccinale riportata in tabella potrebbe essere sottostimata in quanto considera a rischio tutte le persone tranne quelle che sono state diagnosticate e riportate alla sorveglianza negli ultimi 3 mesi. A causa dell’elevato numero di nuove infezioni, spesso non diagnosticate o autodiagnosticate e quindi non riportate alla sorveglianza, il numero delle persone a rischio considerate per la stima dell’efficacia è verosimilmente sovrastimato, in particolare nelle fasce 12-39 e 40-59. E’ inoltre verosimile la presenza di una più elevata sottonotifica delle diagnosi nella popolazione non vaccinata e vaccinata da oltre 120 giorni.»

È credibile che il numero delle persone a rischio considerate per la stima dell’efficacia sia  sovrastimato. Questa sovrastima probabilmente fa sì che tutte le curve siano più “basse”, ma perché mai dovrebbe cambiare i rapporti tra le varie curve? Perché nelle fasce 12-39 e 40-59?  Perché questa sottonotifica dovrebbe essere più alta nella popolazione non vaccinata e vaccinata da oltre 120 giorni?

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